Rainbow MagicLand Digital Dreams: cosa ne pensiamo del nuovo spettacolo

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Rainbow MagicLand Digital Dreams: cosa ne pensiamo del nuovo spettacolo

In concomitanza con le aperture serali infra settimanali, Rainbow Magicland arricchisce la sua offerta artistica con il tanto atteso night show che va in scena dal 1 al 31 Agosto alle 22,30 alla Baia, il teatro all’aperto del parco che conta circa 600 posti a sedere. Digital Dream, questo è il titolo dello spettacolo, raccoglie l’impegnativa eredità del fortunatissimo Illusion, in scena nella stessa cornice dalla stagione 2014 fino all'anno scorso senza sostanziali modifiche, se non per alcuni elementi coreografici. La portata innovativa dello spettacolo Illusion, che ne faceva una vera e propria attrazione, era ottenuta dalla perfetta commistione tra musica, coreografie e proiezioni: le fontane del lago, illuminate da centinaia di lampade, facevano da cornice ai layer e agli elementi grafici del video mapping il quale raccontava una sorta di percorso tra le principali attrazioni di Rainbow Magicland e ripercorreva con gli ospiti che vi assistevano la giornata e le emozioni appena vissute. Lo spettacolo si completava con moderne coreografie che vedevano impegnati fino a nove ballerini in bellissimi costumi originali a tema con il filmato e con le attrazioni descritte, che interagivano con le fontane e le proiezioni. Non stupisce quindi di trovare tra i soggetti coinvolti nella realizzazione di quel progetto la partecipazione di Aquatique, azienda leader mondiale per gli spettacoli acquatici, che collabora con i più grandi parchi divertimento europei e mondiali, e di Gilles Papain, video designer di fama internazionale, tra i più importanti ideatori al mondo di contenuti video per grandi progetti (suo il progetto video del fortunatissimo musical “Romeo e Giulietta ama e cambia il mondo” di David Zard). La supervisione artistica di Illusion fu curata dall'allora direttore artistico del parco divertimenti di Roma, Paolo Lanfredini, mentre la regia e le coreografie (almeno nel primo anno) furono affidate a Marco Chiodo, eccezionale artista cresciuto alla corte dei fratelli Peparini.

IL NUOVO SHOW
Ma torniamo alla stagione 2019 che, dopo l’ormai risaputo avvento di Pillarstone Italy come nuovo proprietario e l’annuncio del piano di investimenti per il rilancio del parco divertimenti di Roma, ha visto un sostanziale rinnovamento dell’offerta che inevitabilmente ha coinvolto anche il settore spettacoli. E così in calendario, accanto al main show in scena al Gran Teatro Aladin, la magia del musical, lo spettacolo Camelot e Il potere dei quattro elementi in scena al Piccolo Teatro e alle numerose performance della street animation (dalle lezioni di Djembè e i siparietti della tribù di Tonga con il gorilla Mabù e la piccola Kora, alla Gattobaleno Parade, arriva Digital Dream, lo show contemporaneo che ha la pretesa di catapultare gli ospiti in una nuova dimensione caratterizzata da proiezioni laser, musica e coreografie futuristiche incorniciate dalle fontane danzanti (già parte integrante del già citato Illusion).

Prodotto da LasermanLab e con la direzione artistica di Laserman, artista italiano leader nella realizzazione di show laser 3D in tutto il mondo, lo spettacolo della durata di 15 minuti si compone di tre elementi: l’introduzione è affidata alle fontane danzanti che si spiegano davanti allo spettatore con il loro palcoscenico di 20 metri e raggiungono fino a 30 metri di altezza, illuminate da centinaia di lampade che si azionano a tempo con la coinvolgente base musicale Adiemus di Karl Jenkins. La seconda parte più futuristica si impone in questa atmosfera magica con soluzione di continuità e un salto stilistico-temporale che lascia lo spettatore attonito: su base musicale degli AC/DC, prodotta a tutto volume, si esibiscono quattro ballerine che indossano una particolare tuta con led luminosi che dovrebbero accendersi e spegnersi a tempo con la moderna coreografia (ma più spesso problemi tecnici e imperfezioni coreografiche non rendono leggibile questo effetto). E’ un vero peccato che queste ingombranti tute limitino i movimenti delle performers, creando l’effetto "omini Michelin" impegnati in una coreografia lenta. Infine la terza parte, il cuore dello spettacolo ovvero lo show vero e proprio è Laserwoman in the Crystallball, uno spettacolo di laser 3D con la variante della “bolla” nella quale una delle ballerine entra e gioca con i laser proiettati all'interno, su una base musicale tecno sempre a tutto volume (consiglio ai bimbi molto piccoli di munirsi di protezioni acustiche per assistere allo spettacolo). Ma anche questa terza parte risulta poco leggibile, forse perché lo show, così come è pensato, rende maggiormente in uno spazio indoor. Le fontane rimangono sullo sfondo, a volte accese, a volte spente, a fare da quinta ai laser. E' un vero peccato che l’ampio ventaglio d’acqua, che in Illusion creava lo spettacolare sfondo alle animazioni del video mapping, sia qui lasciato al buio e totalmente ignorato. Lo spettacolo si chiude con una brusca interruzione nel suo crescendo e l’uscita di scena delle ballerine viene accompagnata dalla prima musica disponibile nella playlist del tecnico audio di turno, la cui scelta, dopo dieci minuti di musica tecno sparata a palla, lascia ancora più attoniti. Va detto comunque che nelle repliche successive sono state effettuate delle aggiunte per migliorare lo spettacolo ovvero due laser puntati sul palcoscenico e sulle gradinate che aumentano la sensazione di immersività del pubblico, due batterie di fuochi di artificio, una a metà spettacolo e una alla fine che riempie il vuoto del brusco finale (ma nel regno del Magic Fire Festival il confronto è impietoso) e la musica del saluto finale scelta finalmente tra i jingle del parco.

Lo spettacolo nel suo insieme è valido ma in questa cornice perde la sua caratteristica principale: la componente futuristica e contemporanea ad oggi male si accorda con la magia del lago, seppur evocata dallo spettacolo delle fontane danzanti, che diventano una cornice che spesso sovrasta il contenuto. Una magia che l’ospite di Magicland ha rincorso per tutto il giorno e incontrato nelle atmosfere avventurose, adrenaliniche e misteriose delle diverse attrazioni e aree tematiche del parco, ma che non sono rappresentate in questo show. Digital Dream perde purtroppo il grande valore aggiunto che era il punto di forza di Illusion: il riferimento al parco, alle sue aree tematiche e alle attrazioni, il racconto della magia e, in ultimo, il saluto di Gattobaleno agli ospiti che chiudeva, fino alla precedente stagione, lo spettacolo. Lo show ben si accorderebbe, invece, in previsione futura, con la nuova area a tema spazio, Cosmo Academy, che sorgerà intorno al Planetario al posto del Castello di Alfea. In questa ottica Digital Dream sarebbe un anello di congiunzione col futuro piuttosto che con il passato.

COSA CI AUGURIAMO
Risulta chiaro che in questa prima fase di rilancio, la nuova direzione di Magicland abbia investito risorse economiche e idee per lo più nella realizzazione della nuova area Tonga, nelle nuove attrazioni e nella ristrutturazione e manutenzione di una parte del parco (un lavoro enorme non ancora concluso). L’offerta artistica, che in anni precedenti aveva tenuto in piedi un parco già in declino, quest’anno è stata improvvisata, complice probabilmente il budget ridotto e il poco tempo a disposizione (ricordiamo che la nuova proprietà si è insediata a dicembre 2018 e che il progetto del nuovo parco è stato annunciato solo a gennaio 2019, quando nella conferenza stampa si faceva riferimento solo ad un generico Illusion oltreché alla street animation).
Ci auguriamo che per la prossima stagione si possa tornare ad un livello più alto in tema di offerta artistica, individuando magari anche la figura di un direttore artistico che manca ormai da parecchie stagioni in modo che possa valorizzare le aree dedicate agli spettacoli (Rainbow Magicland dispone infatti di ben quattro teatri/arene: Gran Teatro, Piccolo teatro, la Baia e il Palabaleno) con scelte coerenti e valide.

Articolo di L'ego, coordinamento di Deborah Begali
Foto di Valerio Tesei

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