Rainbow MagicLand Gli USA sorridono al Parco divertimenti di Roma?

di (Hermy),
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Rainbow MagicLand Gli USA sorridono al Parco divertimenti di Roma?

Era ed è soltanto una questione di tempo. La continua e lenta caduta dalla non già alta vetta sembra non essere più sostenibile da Rainbow MagicLand.

La sua breve vita di appena 5 stagioni è stata sottoposta a 4 diverse dirigenze, all’iniezione di nuovi capitali per investimenti, a gestioni non sempre esemplari. Il numero di visitatori non ha mai raggiunto una quota soddisfacente. Gli ospiti totali del Parco sono passati da 721.316 della prima stagione (2011), a 1.000.000 della seconda (2012), scendendo poi a 900.000 nella terza stagione (2013) fino ai 750.000 della quarta (2014). La stagione attuale non sembra essere paragonabile a nessuna delle quattro precedenti: mai Rainbow MagicLand è stato così poco frequentato.

Ma pare che qualcosa si stia muovendo, già da qualche mese. Non si parla del nuovo piano industriale annunciato il 29 aprile 2015 di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo. Non si parla della nuova area acquatica Olympus Waterland la cui apertura è prevista nella stagione 2016, né tanto meno dei 10 milioni di euro per investimenti entro il 2019. Si parla di qualcosa di più grande. Qualcosa che potrebbe essere un’importante svolta per questo difficile Parco.

“Il piano è già entrato nella fase di rodaggio, attraverso l’accordo temporaneo su Ferroli (108 milioni l’esposizione totale dei due istituti) e Riello (140 milioni). In una fase successiva, verranno aggiunte le altre sei imprese. Una attiva nel settore dell’alluminio, una produttrice di carta patinata, la terza di diari e quaderni, un parco divertimenti, una di componenti per auto e una produzione e distribuzione di frutta.”

Così termina l’articolo “Intesa-Unicredit, ecco la bad bank” di Rosario Dimito.

“Il progetto K-Equity parte con otto imprese e 930 milioni di crediti” dice l’articolo. “Poco meno di un miliardo di crediti anomali nei confronti di otto imprese, due delle quali già scelte (Riello e Ferroli). E le altre sei individuate in Comital Saiag, Burgo, Orsero, Datamat, Alfa Park (Rainbow MagicLand), Pininfarina.”

Ma cos’è il progetto K-Equity? Dopo numerosi articoli pubblicati nei mesi di aprile e giugno, il 25 luglio 2015 su Affari Italiani compare un'altra notizia: “Palazzi, navi, filiali e prestiti in sofferenza: al via il gran ballo delle cessioni delle banche Ue”.

In questo articolo, il più recente tra tutti, si spiega sostanzialmente quello che sta accadendo. “Cos'hanno in comune una flotta mercantile del Nord Europa, immobili in Spagna e in Italia e sportelli bancari in Portogallo? […] Sono tutti asset ritenuti non più strategici dalle banche che li possedevano fino a qualche giorno fa e che pertanto li hanno ceduti. […] Sono quasi sempre asset “distressed” ossia frutto di investimenti e prestiti colpiti dalla crisi finanziaria del 2008 o dal perdurante della debolezza dell’economia europea da allora. Con l’estate, mentre l’attenzione della maggioranza di analisti e investitori è rivolta alle evoluzioni della crisi greca e delle prospettive dell’euro, le grandi banche europee hanno infatti deciso di accelerare nuovamente le cessioni con cui ormai da alcuni anni stanno via via riducendo l’esposizione al rischio e alleggerendo i propri bilanci.”

“Ma se le grandi banche europee vendono, chi compra?”

In questo caos di cessioni, KKR è ciò che più dovrebbe attirare la nostra attenzione. KKR (Kohlberg Kravis Roberts) è un operatore statunitense di private equity, con sede a New York. A fine giugno ha annunciato la creazione di una piattaforma italiana che ha come scopo quello di fornire a diverse società “capitali e competenze operative per aiutarle a uscire definitivamente dalla crisi. A tale piattaforma, nel cui portafoglio iniziale sono state inclusi gruppi industriali come Alfa Park, Burgo, Comital Saiag, Lindberg, Manucor e Orsero, Unicredit e Intesa Sanpaolo trasferiranno, al determinarsi di alcune condizioni, la rispettiva esposizione in crediti e in capitale di rischio nei confronti di un selezionato numero di imprese in ristrutturazione.”

Stando, quindi, a quanto dichiarato in questi articoli Rainbow MagicLand (attraverso Alfa Park) è interessato dagli interventi della piattaforma italiana (creata dalla new yorkese KKR), guidata da Andrea Giovanelli in collaborazione con Alvarez&Marsal.

Cessione del Parco dalle banche creditrici a KKR? Nuovi investimenti per il rilancio di Rainbow MagicLand? Non sembra ancora ben chiaro cosa accadrà, ma qualcosa finalmente si sta muovendo.

Articolo redatto da Emanuele di Bisceglie

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