Parchi divertimento Rischio di cessione a fondi speculativi o licenziamento dei fissi

di (Hermy),
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 Parchi divertimento - Rischio di cessione a fondi speculativi o licenziamento dei fissi

In merito alla difficile situazione in cui versano i parchi divertimento - come tante altre realtà nel nostro paese - a causa dell'emergenza Coronavirus, ho deciso di sottoporre una serie di domande a Giuseppe Ira, presidente dell'Associazione Parchi Permanenti che comprende, tra le altre, strutture come Mirabilandia, Rainbow Magicland, Aquafan, Cinecittà World, Zoomarine, Fiabilandia, Leolandia e Italia in Miniatura. Ho voluto approfondire con il presidente Ira, le problematiche che si presenteranno se e quando parchi riapriranno i battenti.

Presidente Ira, ritiene che i parchi divertimento potranno riaprire una volta che sarà passata la serrata? Se sì, pensa sia possibile che rimangano operativi anche oltre i limiti stagionali di solito imposti (novembre, periodo natalizio) in modo da recuperare parte delle perdite?
I parchi potranno riaprire se non ci saranno limitazioni troppo stringenti a cui sottostare. I parchi sono per definizione attività aggregative, per lo più dedicate a famiglie con bambini, pertanto sarà davvero difficile poter gestire limitazioni come, ad esempio, il distanziamento tra le persone. La durata delle stagioni è una scelta autonoma di ogni singola struttura: nulla vieta che qualche realtà possa decidere di proseguire no-stop fino alla stagione successiva, magari nei weekend. Certo questo non può valere per i parchi acquatici che hanno ovvi limiti stagionali dettati dalle temperature. C'è alta probabilità che saltino del tutto la stagione 2020.

Quali ritiene che siano i maggiori rischi del comparto amusement in Italia a seguito della serrata?
Tutto dipende dal clima che l’emergenza sanitaria si lascerà alle spalle. Il rischio maggiore è che molte attività non aprano proprio quest'anno.

Ci sono già idee su come fronteggiare il prevedibile calo di visite dovuto all'incertezza di frequentare luoghi affollati?
Se non ci saranno imposizioni sul distanziamento sociale, le famiglie torneranno a frequentare i parchi con cautela ma in maniera naturale, perché ci sarà voglia di svagarsi e a divertirsi all'aria aperta dopo settimane di quarantena. Al momento una data realistica d'apertura potrebbe essere fissata per la metà di giugno. D'altro canto potrebbe anche essere possibile che i parchi non aprano proprio, con conseguenze davvero nefaste: le attuali soluzioni proposte dal governo alle imprese del settore turistico non sono sufficienti a far fronte al danno irreparabile creato da questa emergenza e, se la cassa integrazione non dovesse essere prolungata, oltre alla mancata assunzione degli stagionali si rischierà di passare al licenziamento dei dipendenti fissi.

Crede che l'impatto negativo possa danneggiare, oltre alla presente stagione, anche i prossimi anni e, di conseguenza, intaccare investimenti già previsti?
Sicuramente occorrerà molta prudenza sugli investimenti futuri, almeno fino a che non saranno recuperate le perdite di quest’anno. Per il resto confido che non avremo conseguenze sulle prossime stagioni.

Cosa chiedono i parchi al governo?
Innanzitutto chiediamo attenzione, sino a ora non ne abbiamo avuto dal governo e dal ministero competente. Il settore ha urgente bisogno di finanziamenti: nell'attuale decreto liquidità ci sono forti vincoli applicativi, il primo dei quali è l’intermediazione del sistema bancario, di cui non sempre ci si può fidare. Sarebbe stata preferibile una gestione e un’erogazione diretta da parte della Banca d’Italia o della Cassa depositi e prestiti, senza dover per forza passare dagli istituti bancari che in questo momento rappresentano un filtro e un ostacolo in più.

Quali ritiene siano le situazioni più gravi in Italia? Quali parchi stanno avendo difficoltà maggiore?
Tutti i parchi sono in estrema difficoltà. Sicuramente i più colpiti sono quelli che hanno fatto ingenti investimenti durante l’inverno per il lancio della stagione che poi si è bloccata. Vanno menzionate, poi, le strutture a vocazione faunistica che, per garantire il mantenimento degli animali, devono accollarsi continuamente costi vivi, senza poter nemmeno mettere in cassa integrazione il proprio personale.

Crede che l'esperienza di visita da parte degli ospiti cambierà se mai l'emergenza dovesse proseguire anche in misura meno impattante? Ritiene che sia possibile che alcuni parchi possano attuare misure di contingentamento e accessi programmati? Ne state parlando tra voi?
Sì, ne stiamo parlando. Se queste misure diventeranno obbligatorie, ogni struttura dovrà fare bene i conti e capire, dati alla mano, qual sarà il break-even point per poter aprire senza andare in perdita. L’apertura di un parco ha costi di avviamento e costi giornalieri di gestione molto, molto alti, e l’eventuale richiesta di calmierare gli ingressi potrebbe non coprire le spese, con la conseguente decisione da parte di chi sarà più in difficoltà di tenere chiusa la struttura.

C'è il rischio che realtà tutte italiane vengano acquisite per evitare il fallimento?
Questo è certamente probabile se il governo italiano non darà aiuti sufficienti. Già oggi arrivano offerte da parte di fondi speculativi per cedere i parchi – così come altre aziende italiane di settori diversi – a prezzi ridicoli. Ecco dunque riapparire di nuovo lo spettro dei licenziamenti: piuttosto che fallire o vendere, i parchi potrebbero decidere di alleggerire le proprie strutture in attesa di tempi migliori.

Ringrazio Giuseppe Ira per essere intervenuto.

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