Mirabilandia Situazione economica del parco

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Mirabilandia Situazione economica del parco

Si è da poco inaugurata la stagione dei parchi di divertimento e, mentre pregustiamo le novità che i parchi italiani si preparano a proporre al pubblico, possiamo tirare le somme sull’anno passato e analizzare alcuni dei risultati maggiormente significativi di uno dei parchi più rilevanti di ambito territoriale e nazionale. Mi riferisco a Mirabilandia, che, avendo chiuso il suo esercizio al 30/09/2015, ha già reso pubblico il suo bilancio dandoci modo di approfondire qualche dettaglio della stagione appena passata confrontandolo con gli anni precedenti.

Prima di intraprendere la breve analisi che seguirà di qui a poco è bene contestualizzare i risultati tenendo a mente la presenza di alcune variabili fortemente caratteristiche del settore. Mi riferisco, nel dettaglio, alle condizioni climatiche dell’estate del 2015. In tutta la penisola, infatti, si sono registrate temperature massime medie superiori a quelle degli anni precedenti. Questo, contrariamente a quanto si può pensare, ha provocato una contrazione del numero degli accessi al parco, passato così in secondo piano rispetto ad alternative più fresche. Il 2015, insieme al 2013 che fu invece caratterizzato da abbondanti piogge, ha dimostrato di essere un vero e proprio tallone d’Achille: l’offerta del parco ravennate è eccessivamente dipendente dalle condizioni climatiche. Per questo, sono convinto che nei prossimi anni il parco dovrà trovare la strada per rendere la sua offerta meno assoggettata alla stagionalità dei flussi turistici e alla variabilità delle condizioni climatiche, proponendo nuove attrazioni, spettacoli e aree ristoro più confortevoli e per lo più al coperto.

Oltre alle variabili climatiche, un rilevante peso sui risultati è dato delle novità proposte dal parco. In questo caso il bilancio del 2015 contiene sia i risultati di Halloween del 2014 che la novità del 2015: Grosso Guaio a Stunt City. Nonostante l’interessante novità proposta, i ricavi del 2015 si sono attestati a 34.964.610€, in riduzione di quattro punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il trend dei ricavi sembra, infatti, rimanere indifferente alle novità proposte nell’ultimo periodo e lo si può facilmente notare dal grafico qui sotto:

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La curva in azzurro rappresenta i ricavi delle vendite degli ultimi dieci anni e ne mostra intuitivamente il trend. Per avere anche un ulteriore supporto visivo ho costruito la linea tratteggiata di colore rosso che mostra l’andamento atteso dei prossimi due anni. Questa, però, non tiene conto delle novità previste nel futuro cui potrebbe seguire, contrariamente agli anni passati, un’inversione di tendenza. Infatti, a giugno del 2016 aprirà la nuova area chiamata Far West Valley e sembrano ormai avallati anche il progetto di un grande hotel da 600 posti letto adiacente al parco e una nuova attrazione da otto milioni di euro che sarà inaugurata nel 2017.
La curva dei ricavi non è in grado di mostrare maggiori informazioni rispetto a quelle più facilmente intuibili, perciò bisogna approfondire l’analisi con qualche altro dato di supporto. Purtroppo, il dato più prezioso, ossia il numero di visitatori annui, è diffuso, ma non viene certificato. Per questo motivo dovrò porre alcune ipotesi per proseguire l’analisi in modo oggettivo. A tal fine, valuto le variabili che sono capaci di giustificare il trend della curva dei ricavi appena visto: a parità di prezzo d’ingresso, per esempio, potrebbe esserci un calo di presenze, oppure, a parità di presenze, un calo della spesa media pro capite. In entrambi i casi il buon senso fa supporre che il motivo della riduzione dei ricavi possa dipendere in diversa misura dalle novità presentate negli anni passati e/o da eventi contingenti.

Ripercorrendo così alcuni degli eventi più considerevoli del periodo in questione, il 2009rappresenta sicuramente l’anno record di Mirabilandia. Questo può essere legato al fatto che proprio quell’anno fu inaugurato iSpeed, un rollercoaster lanciato che fece parlare molto di sé e del parco a livello nazionale e internazionale.
Proseguendo con lo stesso rigore logico, il 2012 sarebbe dovuto essere un altro anno con
risultati eccellenti, grazie alla novità Divertical. Tuttavia, quell’anno fu caratterizzato da un evento sfavorevole che si aggiunse alla perdurante crisi economica: l’intenso terremoto che colpì l’Emilia Romagna nel 2012 e i cui danni stimati furono di oltre 13 miliardi di euro, modificò le priorità dei romagnoli, cosicché il parco dovette contare maggiormente sul flussoturistico straniero per far tornare i conti. Gli anni successivi furono poi caratterizzati da alcune novità più contenute e da abbondanti piogge primaverili che posero sempre più sotto stress la capacità del parco di gestire cali di presenze.
Ad esclusione del sisma, quanto finora analizzato dimostra che il parco dipende eccessivamente da un bacino d’utenza troppo “meteoropatico”. Per ridurre così il rischio di variabilità del numero di accessi al parco, senza intervenire ogni volta attraverso politiche e strategie di prezzo accomodanti, il parco potrebbe promuovere alcuni cambiamenti che coinvolgano la qualità e varietà dell’offerta proposta. Per esempio potrebbe creare nuove attrazioni, aree ristoro e spettacoli completamente al coperto, oppure potrebbe diversificare ulteriormente l’offerta attrattiva. In questo modo sarebbe in grado di stabilizzare i ricavi e,ampliando le possibilità di intrattenimento, di aumentare la spesa media pro capite.

Il successivo indicatore economico interessante da valutare è l’EBITDA, nel grafico rappresentato dalla curva arancione, un valore economico che consente di spiegare se la società realizza profitti positivi dalla gestione ordinaria. In questo caso, si nota che il parco è in salute, sebbene il trend risulti ancora decrescente:

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Nello stesso grafico ho anche inserito la curva verde che rappresenta l’utile, forse il valore più importante per valutare la bontà di un investimento da parte degli azionisti. In questo caso Mirabilandia è sempre riuscita a chiudere ogni anno con un utile, contrariamente al concorrente Gardaland. Tuttavia, il Return on Equity del 2015 è stato il più basso dal 2006 e pari a 3,20%. Il confronto con l’anno dei record, il 2009, è traumatico; infatti, quell’anno Mirabilandia registrò il più alto ROE della sua storia, pari al 19,89%.

Nonostante le valutazioni economiche relative ai recenti esercizi siano sotto-performanti, va sottolineato che il patrimonio netto di Mirabilandia è in continua crescita. Questo a seguito dell’accantonamento degli utili realizzati e portati a nuovo, che ha permesso al parco di raggiungere un patrimonio netto di 71.183.810€ nel 2015. La strategia di accantonare gli utili potrebbe essere spiegata dal fatto che, in alcuni particolari periodi, il valore del denaro accantonato vale più di quanto non possa valere un’attrazione nuova che si svaluta anno dopo anno. Una nuova attrazione, infatti, ha costi che impattano direttamente gli utili degli esercizi futuri, riducendo così il vantaggio dell’investimento per gli azionisti. Lo sviluppo degli asset nel futuro del parco, può arrivare solo se le attrazioni installate aumentano i ricavi in misura
superiore rispetto all’impatto che le novità stesse hanno sui costi e di conseguenza sull’utile.

Probabilmente, durante la crisi economica, questo risultato è stato difficile da realizzare e forse si è preferito accantonare in vista di anni in cui gli ospiti fossero più recettivi alle novità presentate.

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La breve analisi fin qui fatta, lascia sperare che Mirabilandia possa crescere nel futuro incrementando la qualità e le offerte proposte. È evidente che il parco, però, per consistenza dei ricavi, non compete a livello nazionale con Gardaland, in quanto quest’ultimo fattura tre volte più del parco ravennate. Tuttavia, non ho dubbi che, con le corrette strategie e i giusti investimenti, Mirabilandia raggiungerà i due milioni di presenze annue nel breve-medio periodo dimostrando il suo valore ai concorrenti nazionali ed europei.

Articolo redatto da Giacomo Bellinzoni

Copertina: ForexInfo

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